Nakajima… L’isola che non c’è

Ho deciso di andare a Matsuyama per poter esplorare le isole del mare interno di Seto, così mi sono diretta verso il porto pronta per affrontare una giornata tra isole e battelli. Ho comprato il biglietto per l’isola più grande, Nakajima, pensando che poi sarebbe stato semplice raggiungere le altre. Sul traghetto ho incrociato lo sguardo di una donna che mi ha sorriso e così le ho chiesto informazioni riguardo a come raggiungere le varie isole. Lei mi ha spiegato in un inglese giapponesizzato che non sarei riuscita a vedere più di un’isola, perché le distanze da percorrere sono elevate e in un giorno non sarebbe stato possibile. Che delusione, ho pensato, ma ormai sono in ballo e ho scelto di restare a Nakajima. Mayuki, la signora gentilissima delle informazioni, mi ha fatto segno di seguirla. Il marito e i due figli la stavano aspettando con la macchina, mi ha fatto salire e mi hanno portato a mangiare in un nuovissimo e moderno ristorante, aperto da poche settimane. Mi ha offerto il pranzo e mi ha portata in giro per un’oretta sull’isola. Mi ha fatto visitare la scuola e mi ha fatto conoscere l’insegnante d’inglese, un simpatico ragazzo giapponese che mi traduceva, come meglio poteva, tutto quello che diceva Mayuki. Dopo aver scattato tante foto e avermi spiegato a grandi linee le zone dell’isola, mi ha regalato della frutta fresca direttamente dal suo orto, un gelato e poi mi ha riportato al ristorante. Lì ho conosciuto Yuki e Yuki, una ragazza di nome Yuki che lavora presso la televisione giapponese NHK, che stava facendo un reportage sull’isola e un ragazzo di nome Yuki che l’avrebbe portata in giro. Mi hanno chiesto di andare con loro, in modo che avrei potuto vedere molto di più. Ovviamente non potevo che accettare, quando ricapita un’occasione del genere. Abbiamo chiacchierato e intanto mi hanno fatto vedere ogni angolo dell’isola. E’ meravigliosa, gli agrumeti si estendono lungo tutte le colline, le arance sono il frutto tipico e coltivano anche i tarocchi. A grandi linee mi ha ricordato un pò la Sicilia. E’ un’isola molto verde e naturale ed è una delle poche che ho visitato ad essere rimasta intatta. I pochi alberghi sono molto piccoli, non esistono resort e c’è un solo supermercato. La vita non è cara come il resto del Giappone, perchè mangiano ciò che coltivano e hanno il pesce fresco tutti i giorni… Cosa volere di più! Finito il giro Yuki ci ha portate a pescare, è stata la mia prima esperienza di pesca in mare e sono riuscita a prendere due pesci, che abbiamo liberato subito dopo. E’ stato divertente e la fortuna non è ancora finita, perché mi hanno anche regalato il biglietto del traghetto del ritorno verso Matsuyama. Yuki, la ragazza, sarebbe tornata anche lei in città e il caso ha voluto che il suo ufficio e la sua casa fossero proprio vicino al mio hotel. Che coincidenze… Ci siamo date appuntamento per la sera dopo per andare a mangiare fuori, visto la vicinanza. Grazie a lei ho anche avuto le informazioni esatte per raggiungere Aoshima, l’isola dei gatti. Visto che l’idea di visitare lo Shikoku è partita proprio per quell’isola, non volevo andarmene senza averla vista!

La mattina sono corsa in stazione e ho preso il treno che mi ha portata nel piccolo porto di Iyo Nagahama. Ovviamente sia la stazione che il porto erano deserti e la biglietteria non esisteva, leggendo ed interpretando un cartello in giapponese ho capito che avrei dovuto acquistare i biglietti alle 13.30, ma dove? Mi si è avvicinato un uomo che, parlando in giapponese, mi ha spiegato che i biglietti li avrebbero venduti sulla barca a quell’ora. Erano solo le undici e nei dintorni non c’era veramente niente da fare nè da vedere. L’uomo mi ha fatto segno di salire in macchina, così anche questa volta ho seguito il mio istinto e l’ho seguito. Mi ha portata all’osservatorio per farmi vedere l’isola dall’alto, che gentile. Purtroppo quella mattina il tempo non è stato molto favorevole e, per la tanta foschia, mi è stato difficile scattare delle belle foto. Quando mi ha riportata al porto, mi ha detto di comprarmi da mangiare e da bere, perchè sull’isola non ci sarebbero stati negozi. Ovviamente credo di stare inconsciamente imparando il giapponese, o forse è solo una sorta di istinto di sopravvivenza! Ho mangiato un tramezzino seduta sugli scalini del porto, ascoltando musica e cantando, visto che non c’erano molte persone in giro.

All’una e mezza mi sono presentata sulla barca dove mi hanno venduto i biglietti… non mi è sembrato vero, ho letto che andare ad Aoshima a volte è difficile  perchè potresti non riuscire a trovare i biglietti o semplicemente perchè, a causa delle onde alte, non si può partire. La giornata mi è stata favorevole, il mare è stato liscio come l’olio, è uscito il sole e siamo partiti alle due e mezza precise. Dopo circa quaranta minuti abbiamo approdato sull’isola. Ho iniziato a vedere delle pallottoline di pelo che si sono avvicinate al molo, non mi sembrava vero. La quantità di gatti presente sull’isola è davvero sorprendente e sono anche tenuti bene. Ci vivono circa cinquanta persone, tutti pensionati dai cinquant’anni in su, e più di cento gatti. L’isola è pressoché abbandonata e ci sono tantissime case disabitate, dove ora hanno trovato rifugio i mici. Il colore predominante del pelo è rosso, ma ci sono anche neri, striati e altri colori. Sono molto amichevoli e li puoi accarezzare quanto vuoi. La barca riparte dopo un’ora, ma il tempo per starci è più che sufficiente. Mi ha davvero soddisfatta, è stata un’altra esperienza impagabile, soprattutto per un amante dei gatti! Sì perchè per andarci bisogna proprio amarli tanto, non è una meta che tutti includerebbero nel loro viaggio, è un pò complicato arrivarci se non si hanno le informazioni giuste, e inoltre a parte i gatti non c’è molto da vedere.

Sono tornata in hotel a mi sono preparata per uscire con Yuki. Mi ha portata a Dogo Onsen a sole sei fermate  di tram dal mio hotel, è un vecchio Onsen e la zona è davvero spettacolare. Di sera l’atmosfera è fantastica, le luci, le persone che camminano con lo yukata, i negozi tipici e poi il favoloso palazzo delle terme. Mi ha portata a mangiare il piatto tipico dell’Heime il taimeschi. Il pesce tipico della regione è l’orata e, a differenza di altre parti del Giappone dove è carissima, quì la si può magiare a prezzi più che ragionevoli. Abbiamo preso il sascimi, riso bianco sul quale adagiare le fette crude di orata e aggiungere a piacere alghe, sesamo, soia mischiata ad un uovo crudo, wasabi ed erba cipollina. Ovviamente io ho aggiunto tutto ed è stata una delizia, davvero sublime. Il piatto completo comprendeva anche una zuppa di miso e del tofu, una tazza di tè verde caldo al modico prezzo di 1000 yen ( circa 8,60 €). Ci siamo poi fermate a vedere qualche negozio, visto che il mandarino è la specialità del posto, i negozi presentano i più disparati prodotti a base di quest’ultimi. Dopo aver scattato, come sempre, tantissime foto siamo tornate verso il mio hotel. Ci siamo incamminate al buio nel parco e la cosa strana è che non bisogna avere la minima paura. E’ assurdo a volte pensare che a Milano io debba avere il terrore di uscire nella mia via dopo le undici di sera e poi ci sono paesi dove la qualità della vita è così nettamente migliore!

Anche questa volta ho dovuto salutare una persona fantastica, conosciuta solo da un giorno, ma che mi ha aiutata e mi ha fatto vivere belle esperienze. Non mi abituerò mai a dire addio, anche perchè io spero sempre che siano solo degli arrivederci e ce la metto tutta per far sì che lo siano!

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