Tokyo, la città con gli occhi manga…

Alla fine del mio viaggio attraverso lo Shikoku, è giunta l’ora di riambientarsi in una città e cosa c’è di meglio di una metropoli come Tokyo? Se dovessi scegliere la mia città preferita, sceglierei proprio Tokyo, così diversa, confusa ma ordinata, piena di colori… Qualche tempo fa ho frequentato un corso di scrittura creativa e mi hanno fatto descrivere una città come se fosse una persona, io ho scelto proprio Tokyo: “Il viso è luminoso, porta occhiali dalla montatura grande, nei quali si riflettono migliaia di luci. Porta un vestito corto e coloratissimo, le calze arrivano al ginocchio e sono rigate, su ogni riga di colore diverso c’è una scritta. Porta scarpe con una zeppa alta, ma cammina ugualmente in maniera sicura e veloce. Parla, canta e la sua voce riecheggia ovunque; nella sua originalità è affascinante e sensuale, ma anche seria. Non si annoia mai, si diverte ed è sempre pronta a rinnovarsi.”

Con questa descrizione penso di aver più o meno espresso l’anima di Tokyo per come la intendo io, una visione personale di una città che mi insegna sempre molto. Ho soggiornato ad Asakusa, il quartiere storico e più tradizionale della città in un albergo in stile classico giapponese. L’hotel Wasou non è propriamente una ryokan, ma ha stanze con futon e tatami, un forno a microonde nell’area comune, una lavanderia a gettoni e una sauna per sole donne. Le stanze sono piccole ma molto confortevoli e trovo estremamente comodo dormire a contatto con il pavimento. Per raggiungere la metropolitana si può passare davanti allo splendido tempio Sensoji e camminare lungo le stradine piene di negozi di souvenir. Credo sia una delle zone in cui preferisco soggiornare, perchè è tranquilla, nonostante i centinaia di turisti che ogni giorno si recano al tempio, ma è comunque una zona molto bella e la sera è molto quieta. Dalla mia stanza potevo vedere la torre di Tokyo e la notte con le luci è molto suggestiva.

Questa è stata la mia quarta volta a Tokyo, ma è sempre così divertente e piacevole passare del tempo passeggiando per le sue strade e i suoi quartieri. La mia zona preferita è ovviamente Harajuku, nota come ritrovo dei cosplayer e delle persone che amano vestirsi come gli eroi e le eroine dei manga. E’ un posto a tratti favolistico, eclettico, pieno di negozi strani che vendono tutto ciò che può servire per trasformarsi in un personaggio dei fumetti… Dalle parrucche con i codini alla Sailor Moon, agli abiti in stile bambola di ceramica, ai cappellini più stravaganti, per non parlare delle scarpe. Quando ti immergi in questo mondo è impossibile non venirne trascinati e ti ritrovi anche tu a indossare qualcosa in sintonia con ciò che ti circonda. Ogni volta che cammino per Takeshita street vorrei comprare tutto, ma ovviamente se si viaggia con uno zaino e non si può eccedere con il peso per non pagare l’extra all’aeroporto, non si può proprio. Certo ho dovuto comprare qualcosa, e mi sono limitata a due giacche kimono vintage e due paia di scarpe con il pelo e, ovviamente, calzini. Le calze per loro sono essenziali in ogni outfit e ne vendono di tantissimi colori e modelli.

Onestamente non potevo non andare a Shibuya, il cuore pulsante dello shopping a prezzi abbordabili e non. Mentre passeggiavo, mi hanno fermata e intervistata per il Ginza Magazine, una rivista di moda. Che orgoglio, per una fashion designer venire intervistata per una rivista di moda in Giappone, è una bella soddisfazione. Quel giorno infatti indossavo il kimono vintage e i sandali con il pelo bordeaux appena comprati, degli shorts di jeans con ricami sulle gambe e una canotta nera; la borsa l’avevo comprata ad Asakusa l’anno scorso e ha un tessuto in stile giapponese. A volte mi stupisco di me stessa, riesco a comporre uno stile particolare e ben curato nei dettagli senza pensarci! Quella mattina sono anche uscita di corsa dall’albergo, quindi non avevo pensato molto allo stile. Evidentemente è deformazione professionale. Shibuya è famosa per Achiko, il cane eroe che ha aspettato il suo padrone per anni davanti alla stazione, anche se non è mai ritornato a casa. E’ anche famosa per l’incrocio più popolato del mondo, chiunque visita Tokyo ha una foto di questa fenomenale intersezione, dove centinaia di persone camminano senza urtarsi per il tempo del semaforo. In realtà Shibuya è una zona energica e viva, le persone camminano e, come un fiume in piena si riversano per le strade illuminate da luci e video. 

Ho mangiato del buonissimo sushi, grazie alla mia amica Keiko. Lei vive vicino Tokyo e ci siamo incontrate in un piovoso giorno di settembre, alla stazione di Kanda. Il locale dove mi ha portato era molto caratteristico, il banco del sushi era ricco di buonissimo pesce fresco. Abbiamo mangiato sushi misto e bevuto una tazza di tè verde caldo. Non ero riuscita ancora a mangiarlo, perché ho assaggiato altri piatti della cucina giapponese, ma non potevo andare via senza gustare il sushi. E’ molto più buono di quello che si mangia a Milano, a parte qualche ristorante molto costoso. Dopo il pranzo abbiamo bevuto uno smoothie in un elegante locale all’interno di un business center, per poi salutarci e darci appuntamento a Milano, visto che lei doveva partire per l’Italia dopo qualche giorno.

A Jimbocho, una stazione della metropolitana vicino Kanda, ho trovato un’intera area piena di negozi di libri usati, alcuni negozi sono meravigliosi, sembrano delle antiche biblioteche, dove l’odore della carta vecchia ti inebria. Ovviamente ci sono libri molto costosi e ho trovato addirittura le opere di Niccolò Machiavelli. Alcuni negozi hanno esposti all’esterno degli scaffali pieni di libri, mentre altri sono talmente piccoli all’interno, che più di due persone non riescono a entrarci. E’ stato molto interessante camminare in quel quartiere ed essere attorniati dalla letteratura in tutte le lingue. Tokyo sa sempre come stupirmi!

Un’altra area che amo è Nippori, il quartiere dei tessuti. Una tappa da non perdere visto che sono una designer, ci sono negozi molto grandi con ogni tipo di tessuto e accessorio per cucire. Il mio rammarico è stato solo non poter comprare niente ovviamente, dove avrei messo i tessuti? In quale valigia? Ho un appuntamento per la prossima volta, voglio assolutamente comprare qualche tessuto, ci sono delle fantasie davvero belle e la mia mente ha già elaborato i capi da realizzare. I prezzi sono più o meno come a Milano, ma alcune stampe sono veramente originali. Pazienza, ho dovuto guardare e non toccare, ma è stato ugualmente fantastico essere circondata da tessuti, bottoni, passamanerie, paillette, lustrini e piume. Un’intera area piena di negozi che vendono solo tessuti, mi pare quasi assurdo. A Milano certamente ci sono tanti negozi, ma non ci sono quartieri interi, quindi per me è stato come quando un bambino entra in un negozio enorme di giocattoli… Dove vorrebbe comprare tutto ma non può perché è troppo piccolo! Ecco io ero esattamente una bambina nel suo personale paese delle meraviglie.

Che dire, Tokyo è una città cosmopolita, enorme, trafficata, ma è estremamente interessante ed energica. Quando cammino per le sue strade mi sento forte e curiosa, voglio vedere tutto ciò che mi circonda perché è tutto così interessante e strano. I mezzi pubblici funzionano benissimo ed sono pulitissimi. Insomma è la mia città dei sogni.

Sono partita per l’Italia, lasciando per ora l’Asia, ma so di per certo che è solo un arrivederci perché con la mia mente sto già elaborando il mio prossimo viaggio!

Tokushima, la città della danza e di Naruto

Arrivata a Tokushima ho avuto un’impressione diversa, ho notato una città differente da quelle di cui ero abituata, un po’ lasciata andare, un po’ più sporca (sempre nei limiti giapponesi di sporco). Ho raggiunto l’hotel Avanti dove mi ha accolto un gentilissimo signore, mi ha dato le chiavi della camera e mi ha detto che la mattina ci sarebbe stata la colazione gratuita. La stanza è un pò trasandata e l’odore di chiuso è forte, la moquette poi… ma è andato bene comunque.

Non avevo bene in mente il programma per il giorno dopo ed ero veramente stanca per il viaggio e la levataccia della mattina per andare a fare whale watching. La mattina sono andata a ritirare il vassoio con la colazione, due panini dolci con burro e uvetta, succo d’arancia, un uovo sodo e caffè; per essere gratuita è stata molto soddisfacente. Ho deciso che sarei andata subito a vedere i vortici di Naruto, visto la bella giornata e che l’indomani probabilmente avrebbe piovuto. Ho raggiunto la stazione, dove ho preso un treno diretto a Naruto città, il viaggio è durato circa un’ora; ovviamente quando sono arrivata non c’è stata nessun tipo di indicazione e come al solito ho dovuto chiedere alle persone per capire dove andare. Due ragazzi molto gentili mi hanno detto che avrebbero preso il mio stesso pullman e così ho aspettato con loro. L’autobus ci ha messo quaranta minuti per raggiungere il ponte dal quale è possibile vedere questi vortici. Ho fatto un giro sul promontorio per osservare il ponte e anche questa volta sono rimasta sbalordita dalla bellezza dello scenario che mi si è presentato davanti. Il sole era molto caldo e c’era molta afa, ma ho provato ugualmente a raggiungere il ponte da vicino. Purtroppo i vortici si formano in determinati orari e io ho perso quelli del mattino, essendo ormai mezzogiorno. Mi hanno detto che potevo vederli al pomeriggio dalle due e venti, ma che il picco si sarebbe registrato per le tre e cinquanta. Ho deciso di rimanere per vederli, così sono tornata sul promontorio, ho mangiato un gelato al gusto di patate dolci (in effetti un po’ strano, ma buono) e mi sono goduta all’ombra il bel panorama. Nel frattempo ho potuto assistere all’increspamento del mare proprio nel punto sotto al ponte che, mano a mano passava il tempo, diventava sempre più forte. Naruto è una baia e proprio nella zona del famoso ponto le correnti fanno creare dei vortici più o meno grandi ed è uno fenomeno che credo si possa vedere solo qui. Molto dipende anche dalla luna, se piena i vortici raggiungono dimensioni molto maggiori, ma purtroppo lo è stata in quel giorno e quindi già sapevo che sarebbero stati modesti. Alle tre mi sono incamminata di nuovo e sono entrata in un tunnel sotto al ponte, si paga 510 yen (circa 4,50 €). Ho iniziato a camminare, la sensazione è un po’ strana perché c’è una gabbia di sicurezza ovviamente, ma niente vetri quindi c’è molta corrente d’aria e ogni tanto sul pavimento ci sono dei quadrati trasparenti dai quali guardare sotto. Ho raggiunto la fine del tunnel e mi sono presa un posto davanti ad una vetrata, visto che c’era gente. Ho iniziato a vedere piano piano dei piccoli vortici che si sono formati per poi scomparire, è davvero impressionante, sembra così pericoloso, ma in effetti non lo dev’essere perché le barche ci passano molto vicine. L’incresparsi del mare e la formazione dei vortici ti fa rendere conto di quanto siamo impotenti di fronte alla forza della natura… Ogni volta che si forma un mulinello sembra che una tela bianca prenda vita e inizi a colorarsi da sola, ho scattato delle foto che sembrano davvero dei dipinti. Anche questa volta l’esperienza è stata fantastica, non avevo mai visto niente di simile, i colori e la forza che emanano i vortici è quasi irreale ed è difficile da raccontare. Certo non sono stati alla massima grandezza e penso che quando c’è la luna piena lo spettacolo raddoppi. Mi è bastato comunque e sono contenta che anche questa tappa sono riuscita a raggiungerla. Ho spuntato quasi tutti gli obiettivi che avevo in mente di raggiungere, quindi posso ritenermi fortunata e felice.

Sono tornata in hotel con una sensazione di stupore e di gratitudine verso la natura, che è così bella da farti restare senza fiato il più delle volte, e noi siamo solo dei piccoli esseri insignificanti.

Il giorno seguente, visto che ero talmente soddisfatta di aver visto Naruto, non avevo granché voglia di fare, e poi il tempo non era molto bello, molto ventilato e nuvoloso. Così ho deciso che sarei andata prima in stazione per prendere i biglietti del treno per andare a Tokyo e poi avrei deciso. Quando sono tornata dalla stazione, mi sono seduta in un parco proprio sul canale a scrivere il mio diario e nel frattempo il cielo tentava di diventare sempre più sereno. Mi sono incamminata verso il monte che sorgeva proprio dietro al mio hotel, il monte Bizan, decisa a raggiungere la cima con la funivia. Il palazzo dal quale parte la funivia è lo stesso che ospita il teatro della danza Awa Odori, altra tappa che avrei voluto aggiungere al mio viaggio. Ho comprato un biglietto cumulativo che comprendeva viaggio in funivia di andata e ritorno, museo della danza e spettacolo alle due del pomeriggio. Ho preso la funivia e in sei minuti mi ha portata in cima al monte, la vista si è fatta sempre più bella mano a mano che sono salita. Quando sono scesa mi sono incamminata e ho raggiunto un punto dove non c’era nessuno, dal quale si poteva vedere fino alla baia di Naruto davvero impressionante. Sono rimasta lì un bel po’ ascoltando la mia musica e improvvisando qualche passo di danza. Il vento e il sole, la vista mozzafiato e la musica non potevo davvero chiedere di più.

Quando sono scesa, sono andata al museo; L’Awa Odori é una danza molto antica che risale al periodo Edo e Tukushima è proprio la sede. Durante il periodo della guerra è stata bloccata, ma ripristinata negli anni successivi, fino a raggiungere l’era moderna. Sono diversi i balli che la compongono, ma gli strumenti sono sempre gli stessi, quindi la musica è subito riconoscibile. Anche i costumi col passare del tempo sono cambiati e oggi le donne indossano dei kimono colorati, un cappello di paglia e infradito con una specie di tacco sul tallone, è come se danzassero sulle punte dei piedi. Gli uomini indossano un kimono corto e dei pantaloncini bianchi sotto, danzano facendo roteare dei ventagli. Dopo il museo non vedevo l’ora di assistere allo spettacolo, così mi sono messa ad aspettare nell’atrio. C’era tanta gente, mi sono messa in coda e ho preso posto nel piccolo teatro. La musica è iniziata e i ballerini sono entrati sorridenti, urlavano qualcosa in giapponese che poi hanno fatto gridare anche a noi, la parola era “Natto Natto” non so cosa volesse dire, ma è stato divertente. Il signore che spiegava la danza ovviamente parlava in giapponese, ma per fortuna sullo schermo c’era la traduzione in inglese. Al termine dell’esibizione, ci hanno insegnato il passo base e poi ci hanno fatto andare sul palco a ballare con i professionisti. Io da buona ballerina non potevo non andare. Mentre ballavo mi hanno messo una collana di fiori al collo e pensavo fosse un premio perché ero straniera. Alla fine hanno rimandato tutti a posto e hanno fatto rimanere solo le tre persone con le collane di fiori, di cui una ero io! Il signore che parlava mi ha chiamata al centro del palco e, con un ragazzo che mi traduceva, mi ha detto che ero stata molto brava, che avrei dovuto tornare ancora a ballare con loro e mi hanno regalato la bandana dell’Awa Odori e un certificato. Wow è stata una grande soddisfazione e anche un gran divertimento. Essere premiata per aver ballato una danza di un’altra cultura è un grandissimo onore per me, perché vuol dire che ho saputo interpretare la loro tradizione. Finito anche questa magnifica esperienza mi sono seduta ancora al parco, assaporando il ricordo di un’altra giornata indimenticabile. L’unica cosa che mi dispiace è il fatto di essere stata da sola e nessuno ha potuto riprendere la mia danza, ma non importa perché io la porterò sempre nella mia memoria e nel mio cuore.

Anche quella sera ho potuto dormire sogni tranquilli e felici, perché la felicità è fatta di piccole cose e di piccole soddisfazioni, non di soldi e ricchezza, solo di cuore.

E’ terminato così il mio viaggio nello Shikoku, è stato indimenticabile e unico. Ho visto paesaggi, tramonti e ho conosciuto fantastiche persone che porterò per sempre nel cuore. Anche se ho lasciato un pezzo di me anche qui,  sono contenta vuol dire che ci sono stata veramente e ho vissuto attimo per attimo tutto quello che questa magnifica regione poteva offrirmi. Non posso che dire “grazie Shikoku e arrivederci a presto!”

Kochi, città di samurai e… balene

La mia penultima tappa nello Shikoku è stata Kochi, la città nativa del famoso samurai Ryoma Sakamoto. Appena arrivata in stazione, tre enormi statue rappresentanti samurai mi hanno dato il benvenuto. Il tifone stava arrivando e io ero un po’ spaventata in effetti, non sapendo come fosse realmente un vero tifone. Ero lontana dal mare quindi non avrebbe dovuto preoccuparmi più di tanto! Mi dispiaceva solamente non poter andare a fare whale watching, motivo per cui ho raggiunto Kochi. A circa dieci minuti dalla stazione ho trovato il mio hotel… Green hotel, la camera non era poi così piccola, la moquette non mi piace molto, ma a quanto pare qui è presente in ogni albergo. Ho avuto caffè e tè gratuiti tutti i giorni, la posizione è davvero comoda per prendere ogni sorta di mezzo pubblico. Lasciato i bagagli in hotel sono tornata alla stazione per vedere di prenotare il giro in barca l’indomani, visto che il tifone era previsto per domenica. Purtroppo però, era tardi e l’ufficio aveva già chiuso, così mi hanno detto di tornare il giorno dopo per avere notizie a riguardo.

La mattina seguente sono corsa in stazione all’ufficio del turismo, ma avevano cancellato il whale watching per la domenica, così mi hanno detto di tornare per sapere se il lunedì avrebbero riaperto. Ho deciso di andare in spiaggia, più precisamente nella spiaggia di Katsurahama visto che era una bella giornata e prima che arrivasse il tifone. Arrivata alla spiaggia finalmente ecco davanti ai miei occhi l’oceano Pacifico, un’immensa distesa celeste. Anche quì lo scenario è stato da mozzare il fiato ovviamente, come in ogni posto che ho visitato fino ad ora. La spiaggia è grande, solo che non essendo balneabile ci sono delle guardie che ogni qualvolta qualcuno si avvicina troppo alla riva, con il megafono viene richiamano. In effetti è stato molto divertente e ovviamente hanno richiamato anche me! Sono salita su un piccolo promontorio per vedere meglio il mare e l’orizzonte, stupendo davvero. Sono rimasta tre ore sulla spiaggia a riposare un all’ombra, con il vento che mi soffiava sulla pelle, ascoltando musica. Poi sono tornata sul pullman e mi sono fermata per un’oretta all’osservatorio sempre per ammirare gli scenari fantastici che mi si proponevano davanti agli occhi.

Il giorno dopo, la domenica, ho cercato ancora di prenotare la crociera, ma niente. Diluviava e ovviamente anche il lunedì sarebbe stato brutto. Sono andata a visitare il castello e, in un momento di sole prima che tornasse la pioggia a dirotto, ho trovato il mio paradiso. Un angolino nascosto all’interno del parco del castello, ho scavalcato la bassa recinzione e mi sono trovata davanti ad un burrone, ma la vista era davvero magnifica. Mi sono sentita Lara Croft in Tomb Rider, ho scattato una foto che sembra esattamente un frammento del videogioco. Ovviamente non potevo non danzare, finchè non ha ricominciato a piovere. Mi sono diretta verso l’uscita e mi sono completamente bagnata. Alla fine il tifone altro non è che un forte monsone, non mi sono stupita più di tanto perché in Thailandia sono solita vedere certa pioggia. La giornata l’ho terminata nella galleria dello shopping, non per comprare, ma perché coperta e con comode panchine al centro.

Il lunedì, in effetti, c’è stata ancora pioggia e così mi sono diretta con l’ultima speranza verso la stazione per chiedere se l’indomani avrei potuto effettuare il whale watching, anche se avrei dovuto partire non avevo orari e il treno per Tokushima alla fine era solo di due ore. Così ho preso prima i biglietti del treno e mi sono informata riguardo agli orari e poi, speranzosa, sono andata all’ufficio informazioni. Ormai mi conoscevano tutti e finalmente il martedì avrebbero fatto la crociera. Wow, mai darsi per vinti. In effetti ho dovuto svegliarmi all’alba, fare il check out alle sei del mattino, lasciare i bagagli all’albergo e raggiungere il terminal dei pullman in stazione. Per arrivare al porto ci sarebbe voluta un’ora e la barca sarebbe partita alle otto, per stare ben cinque ore in mare. Ovviamente ho fatto fatica a capire quale bus prendere perché tutte le fermate erano scritte in giapponese e, anche se ho chiesto all’autista e mi ha detto che era giusto, sono stata in ansia tutto il tempo per paura di aver sbagliato. Alle sette e cinquanta si è fermato al porto, non ci potevo credere ce la stavo facendo anche questa volta. Sono corsa verso il piccolo porticciolo e ho raggiunto la barca, ho pagato 6000 yen (circa 50 €) e sono  salita. Mi immaginavo una barca un po’ più grande, ma era piccola e ho capito che sarebbe stato un viaggio turbolento. Così è stato, anche se l’oceano sembrava calmo c’erano un sacco di onde che facevano muovere la barca e farci saltare sui sedili. Per fortuna ero all’aperto, perché mi avrebbe dato fastidio stare all’interno se la barca si muove troppo. Dopo un’ora e mezza di navigazione ci siamo fermati in un punto dove branchi di delfini nuotavano felici ed è stata un’emozione forte, ho quasi sempre visto i delfini in cattività, chiusi in piscine per fare spettacoli e far divertire noi stupidi umani, ma lì erano liberi nel loro habitat naturale. Mi sono resa conto di quanto fosse bella la natura e il mondo del mare. Mi ha sempre affascinato e al tempo stesso fatto paura, ho sognato tante volte di essere la sirenetta e di vivere in fondo al mare. Ho sempre creduto che al di sotto della distesa blu ci sia un mondo nascosto ancora sconosciuto, che vuole rimanere segreto. Abbiamo navigato ancora un pò prima di avvistare una balena, è passata proprio vicino alla barca e misurava il doppio. E’ stato surreale, sono esseri meravigliosi e pacifici, vederla dal vivo è un’esperienza davvero unica. La sua maestosità e la leggerezza con la quale solca l’acqua è da non credere. Mi veniva quasi da piangere perché non avrei potuto andare via da Kochi senza aver avuto la possibilità di incontrare queste meravigliose creature marine. Quando siamo tornati indietro mi è venuta un pò di malinconia, era già finito… avrei voluto buttarmi in acqua e vivere con loro.

Tornata verso l’albergo ho preso i miei bagagli e sono andata in stazione per prendere il treno per Tokushima, anche se ero davvero stravolta per i viaggi non mi importava perché avevo vissuto per l’ennesima volta un’esperienza fantastica e irripetibile ed ero davvero felice di aver raggiunto l’obiettivo anche questa volta!

Nakajima… L’isola che non c’è

Ho deciso di andare a Matsuyama per poter esplorare le isole del mare interno di Seto, così mi sono diretta verso il porto pronta per affrontare una giornata tra isole e battelli. Ho comprato il biglietto per l’isola più grande, Nakajima, pensando che poi sarebbe stato semplice raggiungere le altre. Sul traghetto ho incrociato lo sguardo di una donna che mi ha sorriso e così le ho chiesto informazioni riguardo a come raggiungere le varie isole. Lei mi ha spiegato in un inglese giapponesizzato che non sarei riuscita a vedere più di un’isola, perché le distanze da percorrere sono elevate e in un giorno non sarebbe stato possibile. Che delusione, ho pensato, ma ormai sono in ballo e ho scelto di restare a Nakajima. Mayuki, la signora gentilissima delle informazioni, mi ha fatto segno di seguirla. Il marito e i due figli la stavano aspettando con la macchina, mi ha fatto salire e mi hanno portato a mangiare in un nuovissimo e moderno ristorante, aperto da poche settimane. Mi ha offerto il pranzo e mi ha portata in giro per un’oretta sull’isola. Mi ha fatto visitare la scuola e mi ha fatto conoscere l’insegnante d’inglese, un simpatico ragazzo giapponese che mi traduceva, come meglio poteva, tutto quello che diceva Mayuki. Dopo aver scattato tante foto e avermi spiegato a grandi linee le zone dell’isola, mi ha regalato della frutta fresca direttamente dal suo orto, un gelato e poi mi ha riportato al ristorante. Lì ho conosciuto Yuki e Yuki, una ragazza di nome Yuki che lavora presso la televisione giapponese NHK, che stava facendo un reportage sull’isola e un ragazzo di nome Yuki che l’avrebbe portata in giro. Mi hanno chiesto di andare con loro, in modo che avrei potuto vedere molto di più. Ovviamente non potevo che accettare, quando ricapita un’occasione del genere. Abbiamo chiacchierato e intanto mi hanno fatto vedere ogni angolo dell’isola. E’ meravigliosa, gli agrumeti si estendono lungo tutte le colline, le arance sono il frutto tipico e coltivano anche i tarocchi. A grandi linee mi ha ricordato un pò la Sicilia. E’ un’isola molto verde e naturale ed è una delle poche che ho visitato ad essere rimasta intatta. I pochi alberghi sono molto piccoli, non esistono resort e c’è un solo supermercato. La vita non è cara come il resto del Giappone, perchè mangiano ciò che coltivano e hanno il pesce fresco tutti i giorni… Cosa volere di più! Finito il giro Yuki ci ha portate a pescare, è stata la mia prima esperienza di pesca in mare e sono riuscita a prendere due pesci, che abbiamo liberato subito dopo. E’ stato divertente e la fortuna non è ancora finita, perché mi hanno anche regalato il biglietto del traghetto del ritorno verso Matsuyama. Yuki, la ragazza, sarebbe tornata anche lei in città e il caso ha voluto che il suo ufficio e la sua casa fossero proprio vicino al mio hotel. Che coincidenze… Ci siamo date appuntamento per la sera dopo per andare a mangiare fuori, visto la vicinanza. Grazie a lei ho anche avuto le informazioni esatte per raggiungere Aoshima, l’isola dei gatti. Visto che l’idea di visitare lo Shikoku è partita proprio per quell’isola, non volevo andarmene senza averla vista!

La mattina sono corsa in stazione e ho preso il treno che mi ha portata nel piccolo porto di Iyo Nagahama. Ovviamente sia la stazione che il porto erano deserti e la biglietteria non esisteva, leggendo ed interpretando un cartello in giapponese ho capito che avrei dovuto acquistare i biglietti alle 13.30, ma dove? Mi si è avvicinato un uomo che, parlando in giapponese, mi ha spiegato che i biglietti li avrebbero venduti sulla barca a quell’ora. Erano solo le undici e nei dintorni non c’era veramente niente da fare nè da vedere. L’uomo mi ha fatto segno di salire in macchina, così anche questa volta ho seguito il mio istinto e l’ho seguito. Mi ha portata all’osservatorio per farmi vedere l’isola dall’alto, che gentile. Purtroppo quella mattina il tempo non è stato molto favorevole e, per la tanta foschia, mi è stato difficile scattare delle belle foto. Quando mi ha riportata al porto, mi ha detto di comprarmi da mangiare e da bere, perchè sull’isola non ci sarebbero stati negozi. Ovviamente credo di stare inconsciamente imparando il giapponese, o forse è solo una sorta di istinto di sopravvivenza! Ho mangiato un tramezzino seduta sugli scalini del porto, ascoltando musica e cantando, visto che non c’erano molte persone in giro.

All’una e mezza mi sono presentata sulla barca dove mi hanno venduto i biglietti… non mi è sembrato vero, ho letto che andare ad Aoshima a volte è difficile  perchè potresti non riuscire a trovare i biglietti o semplicemente perchè, a causa delle onde alte, non si può partire. La giornata mi è stata favorevole, il mare è stato liscio come l’olio, è uscito il sole e siamo partiti alle due e mezza precise. Dopo circa quaranta minuti abbiamo approdato sull’isola. Ho iniziato a vedere delle pallottoline di pelo che si sono avvicinate al molo, non mi sembrava vero. La quantità di gatti presente sull’isola è davvero sorprendente e sono anche tenuti bene. Ci vivono circa cinquanta persone, tutti pensionati dai cinquant’anni in su, e più di cento gatti. L’isola è pressoché abbandonata e ci sono tantissime case disabitate, dove ora hanno trovato rifugio i mici. Il colore predominante del pelo è rosso, ma ci sono anche neri, striati e altri colori. Sono molto amichevoli e li puoi accarezzare quanto vuoi. La barca riparte dopo un’ora, ma il tempo per starci è più che sufficiente. Mi ha davvero soddisfatta, è stata un’altra esperienza impagabile, soprattutto per un amante dei gatti! Sì perchè per andarci bisogna proprio amarli tanto, non è una meta che tutti includerebbero nel loro viaggio, è un pò complicato arrivarci se non si hanno le informazioni giuste, e inoltre a parte i gatti non c’è molto da vedere.

Sono tornata in hotel a mi sono preparata per uscire con Yuki. Mi ha portata a Dogo Onsen a sole sei fermate  di tram dal mio hotel, è un vecchio Onsen e la zona è davvero spettacolare. Di sera l’atmosfera è fantastica, le luci, le persone che camminano con lo yukata, i negozi tipici e poi il favoloso palazzo delle terme. Mi ha portata a mangiare il piatto tipico dell’Heime il taimeschi. Il pesce tipico della regione è l’orata e, a differenza di altre parti del Giappone dove è carissima, quì la si può magiare a prezzi più che ragionevoli. Abbiamo preso il sascimi, riso bianco sul quale adagiare le fette crude di orata e aggiungere a piacere alghe, sesamo, soia mischiata ad un uovo crudo, wasabi ed erba cipollina. Ovviamente io ho aggiunto tutto ed è stata una delizia, davvero sublime. Il piatto completo comprendeva anche una zuppa di miso e del tofu, una tazza di tè verde caldo al modico prezzo di 1000 yen ( circa 8,60 €). Ci siamo poi fermate a vedere qualche negozio, visto che il mandarino è la specialità del posto, i negozi presentano i più disparati prodotti a base di quest’ultimi. Dopo aver scattato, come sempre, tantissime foto siamo tornate verso il mio hotel. Ci siamo incamminate al buio nel parco e la cosa strana è che non bisogna avere la minima paura. E’ assurdo a volte pensare che a Milano io debba avere il terrore di uscire nella mia via dopo le undici di sera e poi ci sono paesi dove la qualità della vita è così nettamente migliore!

Anche questa volta ho dovuto salutare una persona fantastica, conosciuta solo da un giorno, ma che mi ha aiutata e mi ha fatto vivere belle esperienze. Non mi abituerò mai a dire addio, anche perchè io spero sempre che siano solo degli arrivederci e ce la metto tutta per far sì che lo siano!

Matsuyama… Il mio inizio nello Shikoku

Il mio viaggio è proseguito verso Matsuyama, finalmente sono arrivata nello Shikoku. Matsuyama è la più grande città della prefettura di Heime ed è semplice raggiungerla con un treno diretto da Okayama o prendendo un traghetto da Osaka o da Kure (ma il viaggio è molto più lungo). Io me la sono cavata con due ore di treno ed è andata bene, anche se c’è sempre poco spazio per i bagagli e lo zaino, se posto nelle cappelliere è un’impresa poi tirarlo giù, ma facciamo anche questo ho i  muscoli apposta!

I venti minuti a piedi dalla stazione sono stati alquanto pesanti e ovviamente quando sono arrivata in hotel ho fatto riposare le mie povere spalle per un’oretta. L’hotel è della catena APA molto confortevole e anche molto bello, ha persino un manga dedicato. La stanza è molto pulita e non è poi così piccola. C’è un piano dedicato ai distributori automatici di bevande, un forno a micro onde e lavatrici a gettoni. Insomma tutto quello di cui si può aver bisogno durante un viaggio, breve o lungo che sia. A Matsuyama l’hotel è in una posizione davvero bella e dal mio settimo piano ho avuto la vista del canale e del castello.

Verso le cinque mi sono incamminata per fare un giro nel parco di fronte all’albergo e ho intrapreso la salita per il castello a 132 metri. So che avrebbe chiuso alle cinque, ma ho voluto vedere l’esterno, non pensando di fare fatica per arrivarci dopo una giornata già abbastanza stancante. Dopo qualche metro in salita, mi sono fermata davanti alla prima costruzione, ovvero i giardini del castello. Anche se chiusi, dall’interno ho sentito  una bellissima musica e così ho iniziato a danzare da sola davanti all’antico e suggestivo portone a piedi nudi. Ho provato una sensazione meravigliosa e l’atmosfera attorno è stata impagabile. Finito la mia pazzia, ho proseguito a camminare nel bosco che si faceva sempre più fitto e la salita sempre più ripida e soprattutto non c’era l’ombra di nessuno. Solitamente una ragazza da sola in un bosco non è così rassicurante, ma no so perché mi sono sentita in sicurezza e ho continuato. Il suono della natura si è fatto sempre più intenso ed io mi sono sentita da sola a contatto con la natura… un altro modo per sfuggire dalla realtà. Ero esausta e ancora non avevo raggiunto la cima, ma ormai non mi ferma più nessuno e quando sento di non farcela penso sempre che dopo la fatica si viene sempre ricompensati. E così è stato, quando sono arrivata in cima i miei occhi hanno visto uno spettacolo della natura che neanche le foto possono spiegarlo. Ho provato una sensazione di libertà e onnipotenza nel guardare il panorama mozzafiato che mi si apriva davanti. Ho potuto vedere il mare, gli uccelli e piano piano il sole che ha colorato prima di rosa poi di rosso il cielo e il mare. Il vento che mi soffiava tra i capelli e l’aria pulita che potevo respirare mi hanno quasi purificata da tutti i miei pensieri. In quel momento ero come in una bolla di sapone e nessuno avrebbe potuto farla scoppiare.

Ho scattato parecchie foto e ho cercato di catturare quella magia che avevo davanti. Dopo un’ora e mezza sono scesa, ormai stava facendo buio e il bosco è diventato ancora più misterioso, ma alla fine dopo quello che avevo appena visto non mi importava molto. Ho comprato da mangiare e sono tornata in stanza a preparare un itinerario per il giorno dopo. Avrei voluto andare a vedere le isole, ma le previsioni davano brutto tempo per l’indomani, così ho deciso di andare a fare un giro per la via dello shopping e arrivare alla stazione centrale di Matsuyama City. La mattina è stata abbastanza nuvolosa, ma poi il sole ha deciso di venire allo scoperto e così ho deciso di provare ad andare verso il porto, anche solo per vedere il mare. Durante il tragitto ha piovuto forte e mi è venuto il dubbio che forse non è stata una buona idea, ma poi sempre il mio motto… Proviamoci e verremo ricompensati. Anche questa volta ho avuto ragione, arrivata al porto aveva smesso di piovere e ho potuto camminare un po’ fino a raggiungere un molo deserto e come per magia il sole ha deciso di ritornare, scaldandomi e facendomi sognare un’altra volta. Ho iniziato a danzare sulle rocce con la  musica nelle orecchie, immaginando di essere lontata dalla realtà che conosco in un mondo incantato. Visto che erano solo le tre del pomeriggio ho pensato di andare sulla più vicina isola di Gogoshima, a soli dieci minuti di traghetto . Dopo un viaggio breve ma molto agitato, sono sbarcata su questa piccola e verdissima isola. Ho iniziato a camminare cercando un posto dove potermi sedere e rilassarmi sul mare. Ho camminato per circa trenta minuti sul ciglio di una strada non troppo trafficata, quando guardando al di sotto di una scogliera ho visto una spiaggia deserta. Ho voluto provare a scendere ma era molto ripido, infatti c’era una corda alla quale attaccarsi. Visto che io amo il pericolo mi sono subito messa all’opera e, dopo qualche difficoltà tecnica, sono riuscita a scendere. Anche questa volta la fatica è stata ripagata! Sono stata un’ora seduta su una roccia proprio sul mare, a respirare aria pulita e a farmi cullare dal vento. Visto l’orario dovevo tornare in tempo per non perdere il traghetto, così ho provato a risalire e devo dire che non è stato per niente facile… appesa ad una corda a penzoloni tra le rocce. A riguardare ora la foto mi viene in mente che se fosse successo qualcosa nessuno se ne sarebbe accorto e chissà per quanto tempo sarei potuta rimanere lì, ma non è successo quindi mi ritengo fortunata.

Ho preso in tempo la barca verso Matsuyama e sono tornata in albergo felice e soddisfatta per la bellissima giornata. Alla fine anche il sole mi ha premiata e non ho potuto chiedere di più. Una giornata iniziata non proprio per il verso giusto, ma che poi si è rivelata fantastica… Sono queste le cose per cui essere felici e da cui assaporare ogni piccolo dettaglio. Si viene sempre premiati prima o poi, basta avere pazienza e pensare sempre positivo!

Okayama e Kurashiki tra magia e meraviglie

Il momento di lasciare anche Kyoto è arrivato ed eccomi a cercare il treno per Okayama nella stazione centrale, fortunatamente è più piccola di quella di Tokyo ed è stato più semplice riuscire a salire sul Nozomi. Il viaggio è durato circa un ora e, arrivata a destinazione, delle gentili persone si sono subito adoperate per farmi prendere la strada giusta verso il mio hotel. Circa dieci minuti a piedi, in teoria sono pochissimi, ma il mio pesante bagaglio me li ha fatti pesare tantissimo! Viaggiare da soli è fantastico, però è anche molto faticoso, si deve contare solo sulle proprie forze e, ovviamente, non ci si può distrarre un attimo. E’ molto stancante sia a livello mentale che fisico, ma alla fine l’esperienza e le sensazioni che lasciano sono impagabili!

Sono entrata nella hall dell’hotel e ho lasciato i bagagli, visto che il check in sarebbe stato dalle due del pomeriggio ed erano solo le undici. Ok… anche se volevo fare una doccia per rilassarmi dalla fatica, ho cambiato i piani e sono andata a visitare il castello. Solo venti minuti a piedi dall’hotel, ho preso la macchina fotografica e mi sono incamminata. Lungo la strada mi sono fermata a mangiare una zuppa di udon in un ristorante molto economico e caratteristico perché avevo bisogno di una ricarica. Finito di mangiare mi sono rimessa in cammino, ma qualcosa mi ha distratta della meta finale… una via piena di negozi. Mi si sono illuminati gli occhi e, ovviamente, non ho portuto che entrarci e fare una passeggiata. Ho trovato ovviamente due affari da cogliere al volo, anche se non avrei dovuto, visto il mio zaino pieno. Ho comprato una camicia bianca e uno shorts di jeans con dei ricami sulle gambe a soli 7€ in Giappone! Ho proprio il fiuto per gli affari. Dopo il mio breve shopping, soddisfatta e felice ho raggiunto il castello, ma non sono entrata a visitarlo perché non mi ispirava molto. Ho voluto invece raggiungere i giardini di Okayama Korakuen garden, non molto distanti dal castello. Sono costati 400 yen ( circa 3,50€) ma dopo che sono entrata ho capito che ne è valsa la pena. All’ingresso mi sono sentita Alice nel paese delle meraviglie alla ricerca del Bianconiglio, il verde dei prati e le lanterne tonde bianche sparse regolarmente sull’erba danno un aspetto surreale. Per me che vivo con la fantasia è stato facile catapultarmi nel mondo delle meraviglie e tutta la gente è scomparsa, ho immaginato la rincorsa verso il Bianconiglio, l’incontro con il Cappellaio Matto e ovviamente la regina di Cuori. Ok sono un pò pazza, però giuro che l’atmosfera è stata proprio quella. La perfezione dei giardini è impressionante e, anche se agosto non è la stagione migliore per la natura, rende ugualmente l’idea. Ovviamente se ci dovessi tornare in primavera o in autunno credo sia da mozzare il fiato.

Quando ho finito il giro e dopo aver mangiato un gelato al tè verde mi sono incamminata verso l’hotel. Ho finalmente fatto il check in e sono andata in camera a fare la tanto desiderata doccia… Anzi un bagno bollente per sciogliere i muscoli del collo e delle spalle contratti dal peso dello zaino. L’hotel si chiama Maira, è molto carino e pulito ed è economico per il tenore giapponese. La mattina fino alle nove si possono prendere delle merende confezionate per colazione, si hanno tutto il giorno bevande gratuite alla reception calde e fredde e qualche amenity tipo spugna per il bagno, saponette e bacchette per mangiare e anche una poltrona per i massaggi. La stanza è carina ed essenziale e non eccessivamente piccola. Insomma vivibile, è un buon affare! Il giorno dopo ho pensato di andare a Kurashiki, visto che me ne aveva parlato molto bene un’ amica giapponese. Bisogna prendere il treno e in venti minuti dalla stazione di Okayama ci si arriva. E’ una cittadina antica e di mercanti, all’epoca signorile era un porto molto attivo per il commercio del riso. Lo testimoniano ancora dei vecchi magazzini del riso che contribuiscono a dare alla città un’atmosfera d’altri tempi, oltre ai numerosi musei.

All’epoca signorile la città era particolarmente prospera, nel quartiere storico di Bikan si possono vedere ancora oggi gli antichi magazzini dalle mura bianche e le tegole dei tetti verniciate di nero allineati da entrambe le sponde del canale bordato da salici piangenti. Oggi molti di questi e delle case dei mercanti sono stati trasformati in musei e si possono visitare.

Finito il giro nel quartiere Bikan sono tornata verso la stazione, prendendo la via dello shopping. Anche qui dei portici con negozi da entrambe i lati, ma poco interessanti; mentre camminavo però ho incrociato tre ragazze vestite da manga che facevano un servizio fotografico e un’altra ragazza che veniva fotografata nelle classiche pose dei cartoni animati d’azione. Insomma molto pittoresco… Tutti questi particolari ti fanno ricordare che sei nel paese dei manga e dei personaggi dei fumetti giapponesi e, per come sono fatta io, mi fanno sentire molto meno strana! Prima di tornare verso l’hotel ho mangiato uno squisito Bibimbap (piatto unico di riso con carne, verdure, kimchi e uovo) coreano al centro commerciale. Quando sono tornata ho fatto un massaggio sulla sedia nella hall, uno forte per sciogliermi i muscoli. Sono salita con la mia cena che avevo precedentemente comprato e mi sono rilassata pensando all’indomani e al nuovo viaggio da intraprendere verso, finalmente, lo Shikoku, più precisamente Matsuyama.

Kyoto e Arashiyama… natura, tradizione e incanto

Kyoto la città della tradizione, delle Geishe, dei templi e del bamboo in sostanza una città meravigliosa. E’ la terza volta che ci torno e  vado sempre alla ricerca di cose nuove da vedere, certo due giorni sono proprio pochi, ma visto che non è la prima volta sono sufficienti. La città è grande ma io l’ho sempre girata a piedi, facendo delle belle e lunghissime camminate. A parte il gran caldo afoso dei mesi estivi è bello passeggiare per le strade e vedere ogni minimo particolare che ti circonda. Ogni tanto è giusto entrare in qualche locale o in un negozio per potersi rigenerare… o prendersi un raffreddore perchè l’aria condizionata è forte e il contrasto con l’esterno è davvero notevole.

Il primo giorno non ho voluto fare niente di speciale e sono rimasta nella zona del mio hotel, Gion il quartiere delle Geishe. Adoro questa zona perchè si respira l’antica tradizione e si percepisce il vero Giappone. Due anni fa quando ci sono venuta mi sono anche vestita da Geisha. E’ costato parecchio, ma ne è valsa la pena vedermi per una volta nella vita come una creatura irreale, quasi proveniente da un altro mondo. Sì, perchè quando ti truccano piano piano ti trasformi e diventi un’altra persona, tutto si trasforma e diventa surreale. Il tuo viso completamente bianco è irriconoscibile ed è davvero strano. Ti ridisegnano le sopracciglia di rosso, ti colorano le labbra di rosso acceso e poi i capelli… ti passano una cera per renderli compatti per poi coprirli con una pesante parrucca nera adornata a tua scelta. Poi ovviamente si passa alla vestizione, la scelta del chimono e dell’obi è ardua perchè  ci sono tantissimi colori e fantasie. I kimoni veri sono bellissimi, i tessuti preziosi e pesanti, ricordo perfettamente che quando mi hanno tirato le varie cinture no ho respirato per qualche secondo, è davvero una sensazione sgradevole ma passa dopo poco. Quando diventi la creatura che non avresti mai pensato di diventare si passa allo shooting con vari oggetti tipici, ombrello in carta di riso e ventaglio. Non si possono mostrare i denti perchè la tradizione non lo ammette, bisogna solo accennare un sorriso e inclinare la testa leggermente. E’ stata un’esperienza che terrò nel mio cuore tutta la vita proprio per la sua stranezza. Ma tornando a questa volta non ho fatto niente di tutto ciò, mi sono dedicata alla natura!

Ho visitato un Neko cafè, ovvero il caffè con i gatti i miei esseri preferiti, li amo tantissimo. Ho girato un sacco di tempo per trovarlo perchè come al solito le indicazioni non sono molto chiare e quindi ho chiesto in giro e con molta fatica alla fine l’ho trovato. Sono entrata in questo piccolo locale dopo essermi lavata e disinfettata le mani e tolta le scarpe, ho lasciato negli appositi armadietti la mia borsa e ho ordinato un tè verde. Mi sono seduta e ho iniziato ad accarezzare una splendida signorina rossa. La cosa strana, che io al mio gatto non ho mai provato a fare, è che gli devi dare delle pacche sul sedere, li rilassa e si siedono volentieri a farsi accarezzare. Proverò quando torno a casa a farlo al mio Ade, se non mi graffia istantaneamente vuol dire che funziona! Sono rimasta un’ora e poi mi sono incamminata per le strade di Kyoto. Ho mangiato una zuppa di ramen in un delizioso e alquanto antico ristorante, con tè e acqua gratuiti come d’usanza. Quando sono uscita ho incrociato il quartiere di Kawaramachi, dei lunghi portici pieni di negozi e cianfrusaglie… Il mio paradiso direi! Non ho comprato niente però, pensando al mio zaino strapieno e pesante. Ho incrociato l’owls zoo (lo “zoo” dei gufi) e il bengal forest (ovvero un locale pieno di gatti del bengala, il primo al mondo a tenere questa razza). I gatti del bengala sono animali di una straordinaria bellezza con il manto simile ad un leopardo e sono anche abbastanza docili; beh si paga 600 Yen (circa 5 €) per sedersi per terra prendere un gatto e coccolarlo per mezz’ora e se sei fortunato a volte potrebbe avvicinarsi un secondo. Bisogna quindi essere dei veri appassionati altrimenti evitate di buttare via 5 €. Io amo i gatti e per me è stato un piacere avere una signorina da coccolare e accarezzare, con un pelo lucido e morbidissimo! Dopo la foresta del bengala è stata la volta dei gufi… Animali meravigliosamente misteriosi e stupendi (non a caso ho un gufo tatuato sulla mia gamba destra). Certo non è bello vederli in un ambiente chiuso perchè sono animali che devono volare e quindi ci sono molte critiche riguardo a questi posti, però sinceramente non capita tutti i giorni di poter toccare e stare vicino a un uccello così sfuggevole e bellissimo.Il prezzo è lo stesso dei gatti, ma si può stare dentro quanto si vuole, anche se una volta finito il giro e visto tutti i gufi non c’è molto da fare.

La giornata è giunta al termine, mi sono incamminata verso l’hotel e ho incrociato la via delle Geishe. Da un taxi, come per magia, ecco che scendono due creature astrali bianche ed eteree così sfuggevoli a questo mondo reale. Purtroppo non avevo il cellulare pronto sono riuscita solo a scattare una foto dal dietro, è comunque una soddisfazione averle viste ancora una volta.

Il giorno seguente ho deciso di andare ad Arashiyama, una cittadina a quindici minuti di treno da Kyoto. Ne avevo sentito parlare perché c’è la famosa foresta di bamboo e il parco dei macachi, ma non ci ero mai stata. Così ho preso un pullman fino alla stazione di Omiya e un treno della linea Keifuku diretto, a soli 210 Yen (1,80 € circa). Quando sono arrivata ho realizzato subito che la città doveva essere molto bella, perché già la piccola stazione era affascinante. Tutto intorno ai binari c’erano dei tubi trasparenti contenenti rotoli di tessuto per kimono dalle diverse fantasie. Mi sono incamminata per cercare la foresta di bamboo, sotto un sole caldissimo e un umidità altissima. Io amo il caldo, ma quando è esagerato dà un po’ fastidio, lo devo ammettere. Ho raggiunto un parco e, ovviamente, la strada tutta in salita, ma ne è valsa la pena perché ho potuto respirare aria pura senza inquinamento e stare a contatto con la natura. Ho camminato per circa un ora prima di raggiungere la foresta, solo perché mi sono persa! Quando sono arrivata ovviamente non ero l’unica, tanti turisti stavano percorrendo il sentiero attorniato da alte e verdi canne di bamboo. Purtroppo per la tanta gente l’atmosfera è un  po’ rovinata, ma ammetto che è davvero bello e se per un istante chiudi gli occhi ti senti veramente trasportato in una dimensione magica, nell’epoca degli imperatori e dei samurai. Insomma un’esperienza bellissima in quanto io riesco sempre a scappare dalla realtà e a rifugiarmi in mondi fantastici!

Ho visitato i giardini del tempio Tenryuji bellissimi e patrimonio dell’Unesco, anche se credo che in primavera o autunno siano molto migliori. Mi sono poi incamminata per la volta della stazione, volevo fermamente tornare indietro perché dopo la lunga camminata e il caldo soffocante non vedevo soluzione. Mi sono seduta a mangiare un gelato al tè verde e di colpo ho riottenuto le forze, così ho chiesto informazioni e mi sono diretta verso il Monkey Park Iwatayama, un parco dove vivono i macachi. Durante la calda estate giapponese bisogna essere intrepidi a iniziare il cammino verso il parco, ci vuole circa mezz’ora di camminata in salita per raggiungere lo spiazzo con le scimmie. Solo con il mio gelato nello stomaco non avrei pensato di potercela fare, così ho comprato una bevanda energetica e mi sono incamminata. Dopo le prime salite, che sono state ardue, mi sono abituata alla fatica e per fortuna, essendo in un bosco, gli alberi hanno nascosto il sole dunque ho camminato all’ombra. Quando ho raggiunto la cima non potevo crederci e hanno iniziato a sfrecciarmi vicine delle grosse scimmie pelose! Io adoro gli animali sono così simpatici. Non si possono ovviamente toccare e ci sono tanti guardiani a proteggere sia le persone perché si sa che le scimmie sono imprevedibili e dispettose. Ho scattato tante foto e la cosa più bella è stata vedere i piccoli attaccati alle loro mamme, così teneri. Inoltre c’è una bellissima veduta della città.

Dopo tante foto incredibili, ho deciso di ritornare a Kyoto soddisfatta e distrutta. Ho passeggiato ancora per le vie e poi sono tornata in albergo a preparare lo zaino e riposare per l’indomani… giornata di viaggio e alla scoperta di una nuova meta… Okayama.

Kyoto mi ha lasciata come sempre affascinata dalla sua bellezza. Credo sia una delle poche città evolute e moderne a trattenere la tradizione, in un paese dove la passione per l’occidente e per l’evoluzione tecnologica stanno prevalendo. La realtà di Kyoto è quasi extra terrena per come la vivo io e se si ascolta bene si viene trascinati in un tempo antico dove le Geishe erano delle guerriere. Mi piace pensarla così e immedesimarmi in una di loro, invincibile e bellissima!

Bangkok – Kyoto passando da Narita… tutto in un giorno

Dopo due mesi esatti in Thailandia… eccomi su un treno da Tokyo a Kyoto in Giappone. Devo dire che è un bel cambiamento perché benché anch’esso si trovi in Asia, qui la cultura è completamente diversa. Dopo un volo di sei ore da Bangkok con Delta airlines, eccomi a correre per Narita a cercare un treno per Kyoto e riuscire ad arrivare prima di sera. Non è così facile però, perché non ci sono treni diretti così mi hanno venduto un biglietto del Narita Express fino a Nippori. Arrivata a Nippori però non è finita perché ho dovuto arrivare a Tokyo station e, dopo aver girato per ben quindici minuti inutilmente per trovare la biglietteria e comprare un biglietto per raggiungere la stazione di Tokyo con la Yamanote Line, finalmente vedo qualcuno del personale della stazione che mi dice, con mio sommo sollievo, che il biglietto che possedevo da Narita era valevole per quella linea. Grazie al cielo… Mi sono fiondata verso il binario giusto e, salita sul treno, non ho pensato ad altro che riuscire a prendere subito un Nozomi (il treno ultra veloce) per Kyoto. Non mi sembra vero… ce la sto facendo.

Ammetto che ho sbagliato ancora una volta il bagaglio… sono partita con lo zaino questa volta, ma purtroppo come il mio solito l’ho riempito troppo e quindi ho circa 14 kg sulle spalle, più lo zaino piccolo con il computer e altre cianfrusaglie, la borsa della reflex con due obiettivi e per finire la borsa personale… Non so neanche io come ho fatto a correre e prendere in tempo tutti i treni! Non la capirò mai, non devo riempire i bagagli anche perché solitamente trovo sempre offerte per comprare nuove cose! Credo proprio di essere un caso disperato.

Certo è stata una mattinata difficile, sveglia alle 3 per prendere il taxi alle 3.30, arrivare in aeroporto e aspettare le 5.55 la partenza del volo. Non sono neanche riuscita a dormire gran chè sull’aereo, nonostante avessi un posto in comfort economy (comprato per un prezzo davvero irrisorio), ci sono state troppe turbolenze per i miei gusti e non sono stata tranquilla. Scesa dall’aereo ho dovuto fare una coda di trenta minuti per passare il controllo passaporti e poi la pazza corsa verso Kyoto!

Mi manca ancora un ora per arrivare a destinazione, ma stare su questo treno è piacevolissimo. La pulizia è perfetta persino nei bagni, non posso dimenticare il mio ultimo viaggio a Parigi con il TGV, un treno veloce ma davvero sporco e vecchio… una pessima esperienza. Qui sembra di stare su un aereo e poi c’ è un gran silenzio, nessuno parla, sono tutti impegnati chi a mangiare, chi a leggere o a giocare ai video giochi.

La cosa che amo di più quando salgo sui treni giapponesi è comprare il Bento, il pranzo al sacco fatto apposta per i treni! Una deliziosa scatola contenente diversi cibi, ci sono di tutti i prezzi quello da mille yen (circa 8€) è abbastanza per un sostanzioso spuntino. Il cibo è davvero buono e ogni scatola ha diversi cibi, è un must se si vuole viaggiare in stile Japan.

Il Giappone credo sia un’esperienza fantastica da provare, è strano come si venga catapultati in un manga… Sul serio, tutto sembra un cartone animato comprese le persone, si viene travolti da un modo parallelo fatto di luci, colori e profumi. Quando ci si trova in posti affollati come la metropolitana o la stazione si viene travolti da un flusso di persone vestite in giacca e cravatta a contrasto con le ragazze che escono dalle varie scuole e portano diverse divise, dalle varie lunghezze delle gonne. Un mondo dove tutti sembrano rispettosi degli altri, ma forse a volte lo sono perché gli è stato imposto da piccoli… a volte gli uomini sembrano tristi nei loro vestiti eleganti, quasi come se gli fosse stato imposto, poi ci sono i ribelli, i giovani che cercano di andare contro le convenzioni ed estremizzano il loro aspetto. Insomma un paese vario, dove la tradizione lotta contro la voglia di diventare occidentali e prendere la loro cultura. Un paese fantastico, ma con degli scheletri nascosti nell’armadio! Io lo amo e racconterò il mio viaggio attraverso le immagini che scatterò durante il mio cammino!

Prachuap Kiri Khan… il mio posto del cuore

Finalmente mare… E soprattutto vicino alla mia città preferita Prachuap Kiri Khan. Quest’anno ho voluto andare a circa quaranta chilometri dalla città in un resort economico proprio sulla spiaggia. Certo se non si ha una macchina è un pò difficile arrivarci, ma ne vale la pena. L’hotel si chiama Rocky Point e si trova esattamente ad Amphoe Thap Sakae, ha diversi bungalow in cemento con aria condizionata e parecchi cani! Io fuori dalla mia villa ho avuto due pulciose signorine che mi hanno seguita a ogni passo, è proprio vero che gli animali sono dei grandi amici. C’è una piccola ma pulita piscina e un sentiero per raggiungere la spiaggia costeggiato da alti alberi; le altalene sono la parte migliore, puoi lasciarti cullare dal vento (è una zona parecchio ventilata) e guardare il mare di fronte a te.

Non amo stare sdraiata al sole a fare niente quindi preferisco passeggiare sulla spiaggia, naturalmente capita sempre che qualche cane mi accompagni per tutto il tempo, cacciando via anche altri cani minacciosi proprio come se fosse una guardia del corpo. Amo sognare mentre le onde mi massaggiano i piedi, mi piace cantare e ballare e non importa della gente che può vedermi, perchè quando la musica mi risuona nelle orecchie e chiudo gli occhi  non esiste nessuno a parte me e i miei sogni. Passare la mattina in questo modo è rigenerante e, anche quando non si stanno vivendo dei momenti felici, per pochi istanti tutto sembra cancellarsi e che le cose possano andare per il meglio… poi il risveglio e la realtà!

Ho trascorso le mie giornate così tra mare, vento, musica e danza. Amo la natura e stare in contatto con essa trovo sia un dono, un fantastico regalo per migliorare me stessa.

Non c’è davvero niente da fare durante il giorno, però si possono noleggiare le biciclette e andare in giro nei dintorni, se non altro si vedono tante mucche e uccelli. Oppure se si ha la macchina si può tranquillamente raggiungere Prachuap Kiri Khan o se proprio si vuole passare fuori tutta la giornata si può arrivare anche a Cha Am (località di mare vicina a  Hua Hin) solo due ore di strada.

Prachuap Kiri Khan è una cittadina di mare, piano piano si sta rinnovando e sta diventando un bel centro balneare. Sono diversi anni che ormai ci torno e devo dire che ha subito notevoli cambiamenti, ci sono più hotel e più ristoranti dove mangiare squisiti piatti di pesce fresco. E’ la città delle scimmie e hanno dedicato loro addirittura una fontana, bisogna però prestare attenzione, perchè sono un po’ aggressive e potrebbero rubare o aggredire… Ho assistito personalmente ad un furto da parte di una scimmia, prima ha rovesciato la borsa di una ragazza, poi ha scelto il portafoglio, l’ha aperto per gettarlo in mare e nessuno gli si è avvicinato! Anche se è un evento divertente io non vorrei essere nei panni della ragazza derubata e impotente. Ovviamente dopo tanti anni ho anche il mio ristorante preferito, fuori dalla zona più turistica e anche questo raggiungibile in auto, ma si mangia un pesce e una salsa spettacolare! E poi c’è la mia parte preferita… mercatino e negozi! In particolare amo un negozio e ogni anno ci torno, vende abiti Korean style è un po’ più caro rispetto alla media thailandese, ma ha davvero pezzi imperdibili. La cosa interessante è andare a visitare una spiaggia stupenda chiamata Ao Manao Bay. E’ situata all’interno di una base militare la Wing 5, si entra attraverso un gate con i militari e per raggiungere la spiaggia bisogna attraversare persino una pista di decollo! Stranezze tailandesi a parte la spiaggia è fantastica, bianca, sottile e attorniata da grandi alberi. E’ davvero una bella zona dove balneare ed è tutto attrezzato. Che dire di Kiri Khan… E’ una città da vivere almeno una volta perchè può dare soddisfazioni, certo sono di parte e certamente dipende molto dai gusti di ogni persona, ma se si vuole stare al di fuori dei tour convenzionali può essere una valida idea!

 

Giunto il momento di lasciare la camera ho lasciato come sempre un pezzetto di me, come ogni volta che devo salutare il mare. Sono arrivata a Bangkok e tutto improvvisamente è cambiato… Centri commerciali immensi, musica, pubblicità, persone, si sente subito l’odore della grande metropoli e onestamente mi ha fatto sentire la mancanza di tutti i luoghi che ho vissuto fino ad ora! Sono rimasta solo tre giorni e poi la mia nuova destinazione… Il Giappone, un’avventura completamente diversa tutta da vivere.

Arrivederci Chiang Mai…

L’ultimo giorno a Chiang Mai è arrivato e anche se mi dispiace è giunta l’ora di cambiare. Ormai è diventata la mia “comfort zone” e si sa, la felicità si trova sempre al di fuori! Ho vissuto un’esperienza bellissima e ho imparato tantissime cose, una fra tutte… Vivere ogni momento nel migliore dei modi. Ho conosciuto persone fantastiche da tutto il mondo, con le quali mi terrò in contatto; ho imparato a convivere con la gente e a condividere, cose che pensavo di saper già fare, ma evidentemente mi sbagliavo!

L’emozione è salita nel salutare coloro che avrei lasciato, con la speranza di poterli ritrovare in un futuro. Anche il lasciare la mia stanza che è stata la mia casa per quasi due mesi è stato difficile, ma alla fine tutto finisce e tutto inizia!

Accantonata per un istante la nostalgia per ciò che stavo lasciando, sono andata in città con Abby, la mia compagna di classe. Viene dalla Cina, da una città vicino Hong Kong di nome Shenzhen. E’ una ragazza dolcissima e dimostra di avere diciott’anni, anche se ne ha bensì trentuno! Ho passato le prime cinque settimane di corso da sola, ma le ultime due le ho trascorse con lei, ed è stato divertente. Io ho un livello più alto di lei ed è stato bello poterla aiutare a migliorare, mi sono sentita davvero utile e poi le lezioni sono diventate ancora più interessanti e divertenti.

Il dodici agosto in thailandia è festa nazionale, perchè è il compleanno della regina meglio conosciuta come festa della mamma. Così entrambe siamo state libere di andare dove volevamo. Ci siamo incontrate alle 12.30 e con il suo motorino a noleggio siamo partite per la “old city” di Chiang Mai. Lei non è molto pratica a guidare lo scooter e soprattutto non lo è delle strade thailandesi; anche se devo dire che i cinesi non scherzano come guida pericolosa! Io non ho indossato il casco e credo di aver rischiato la vita, ma non importa sono ancora quì a raccontarlo… credo che a volte sia bello lasciarsi andare a commettere delle pazzie ti fa sentire giovane e senza pensieri. So che non è una cosa saggia, e che è molto pericoloso onestamente non credo lo rifarei, ma ci sono momenti che non ti lasciano il tempo di decidere!

Così siamo partite, traballanti per la sua insicurezza sulla strada, ma arrivate sane e salve al ristorante dove Abby voleva assolutamente mangiare il pollo. E’ un ristorante relativamente grande e molto chiassoso perchè i camerieri non scrivono gli ordini ma, bensì, li gridano ai cuochi che stanno nella piccola cucina sul marciapiede. Abbiamo ordinato pollo bollito e riso bianco, accompagnati da una ciotola di brodo di pollo con verdure. A quanto pare è il più rinomato ristorante di pollo di Chiang Mai e, non so se perchè era festa quel giorno, ma era davvero pieno di gente. Finito di mangiare ci siamo rimesse in sella al  motorino e siamo partite per andare a visitare uno dei templi più antichi di Chiang Mai, forse il primo costruito in città, il Wat Phra Singh. Arrivate a destinazione mi sono stupita per il tantissimo oro scintillante che si stagliava contro un cielo a dir poco nuvoloso. L’edificio centrale era davvero pieno di persone che pregavano all’interno, così abbiamo deciso di incamminarci all’esterno per vedere e ammirare le varie statue. Solitamente bisogna entrare nei templi con spalle e ginocchia coperte, ma me ne ero dimenticata e indossavo gli shorts, così il mio essere designer mi ha fatto creare in pochi istanti una fantastica gonna con il mio parca impermeabile! La creatività viene sempre fuori all’occorrenza… quando si dice aguzza l’ingegno!

Il tempio in sostanza è davvero bello, in uno degli edifici più piccoli ci sono le statue di cera dei maggiori monaci venerati. All’esterno le campane da suonare e un grande gong, dal quale ricevere vibrazioni di benessere. Oltre ad un grande chedi tutto dorato stagliato contro il cielo. E’ certo uno dei tanti templi, ma alla fine la Thailandia è fatta di templi e ognuno è differente, anche se potrebbero sembrare tutti uguali.

Finita la gita al tempio ci siamo rimesse in moto per andare a cercare una borsa da aggiungere al mio bagaglio, perchè come previsto la mia valigia non si riusciva a chiudere… Così ho pensato di comprare una borsa a pochi soldi per svuotare un pò la mia valigia, già grande! Ci siamo fermate in un mercatino e quando pensavo di non poter trovare niente, ecco per magia una bancarella di valige e borse! Wow, ho trattato il prezzo per un borsone da 850 bath (circa 22 €) a 550 (circa 14  €) e un lucchetto per 60 bath (1,60€) in un negozietto di cianfrusaglie. Ero così contenta potevo tornare e ultimare la valigia, ma la giornata con Abby stava giungendo al termine. Ci siamo fermate al Thapae Gate, l’ingresso della “old city” e abbiamo comprato una noce di cocco da bere e mangiare. Ci siamo dirette poi in un negozio di libri usati, dove ho comprato un altro libro di Haruki Murakami in inglese. Poi il momento triste dei saluti, perchè lei tornava a scuola, mentre io dovevo incontrare Hailey per passare con lei la mia ultima sera!

Io e Hailey abbiamo comprato da mangiare in uno dei tanti baracchini di street food, una deliziosa zuppa di pollo piccante, della frutta e un sacchetto di banane fritte salate… Una vera delizia. Abbiamo mangiato nell’ostello dei suoi amici perchè fuori pioveva e chiacchierato tanto, d’altronde era la mia ultima sera! Mi ha poi riaccompagnata alla scuola e tra le lacrime ci siamo salutate! Mi mancherà molto, alla fine siamo diventate amiche, ma continueremo a tenerci in contatto.

Quella sera ero triste perchè stavo davvero lasciando un luogo che era diventato la mia casa e la mattina è stato ancora più difficile. Bisogna, però, saper dire addio alle cose e alle persone perchè è il ciclo della vita e onestamente, forse, è così che dev’essere!